Cultura
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Il progetto mancato della Galleria civica di arte moderna
Gli auspici di Casati e Riva
“Con un passato ottocentesco di tutto rispetto, con queste sale ritrovate, con i progetti d’avanguardia purtroppo coltivati

dai pochi!…”. Silverio Riva lamentava, come al solito ma con più forza, l’inconsistenza culturale ed espositiva di Voghera.
Era il 1997, la visita al castello di Voghera era permessa dalla Sovrintendenza.
Sulle pareti si cercava di individuare, nelle forme e nei colori riapparsi dopo secoli, l’identità delle Muse: qua un bel frammento con un nome (
Erathon) e una scritta mutila, là una mano e una zampogna, quindi un busto femminile (
Thalia) che tiene nella sinistra uno strumento a fiato, e ancora
Melpomene, la cantatrice dallo sguardo triste, musa della tragedia…
Posted on 13 Feb 2012 by cultureditor
Nella Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona
La meraviglia della “natura morta”
Fiori, tanti fiori dei nostri giardini di Lombardia, colti nella loro fragile bellezza – in boccio o in piena fioritura –, disposti a mazzi nei vasi o in ghirlande.

Fiori combinati talora – freschi o già avvizziti – con vecchi libri e strumenti musicali (alla Baschenis) per suggerire il trascorrere del tempo, il motivo della
vanitas.
Sono visibili nella mostra
La meraviglia della natura morta 1830-1910 nella Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio di Tortona (palazzetto medioevale, di fianco al Duomo, fino al 19 febbraio 2012).
Posted on 05 Feb 2012 by cultureditor
Una breve storia utile a sfatare una diceria dura a morire
I bambini dicono sempre la verità
A quel tempo – parlo della seconda metà degli anni Venti – mio padre era stimato in paese come uno dei migliori agricoltori

per la solida esperienza vuoi nel campo della viticoltura, vuoi in quello delle colture avvicendate cioè le erbacee e le cerealicole.
Posted on 05 Feb 2012 by cultureditor
Gli anni del Risorgimento nei Ricordi di Ercole Ricotti
Vacanze romane e costiere partenopee
Avendo assegnata la cattedra di storia moderna, e aggiunto a quella un corso speciale di geografia, il vogherese Ercole Ricotti, nell’estate 1847, lasciata Torino,

città d’adozione, prende a viaggiare per conoscere l’Italia. Gli itinerari sono quelli riconosciuti del Grand Tour e, per iniziare, Venezia, poi Roma e Napoli.
Posted on 17 Jan 2012 by cultureditor
Gli ultimi restauri nella cappella di San Michele
Le vele nel cielo del Duomo
La volta dell’ultima campata nella navata laterale destra (in corrispondenza dell’altare di San Michele, già di juspatronato della

Compagnia del Gonfalone) era rimasta priva di decorazione fino al 1953, allorché mons. Biscaldi affidò al prof. Primo Lavagnini di Milano – segnalato dallo stuccatore e decoratore Archimede Albertazzi – l’esecuzione di soggetti che possono essere così interpretati:
Tobia (o
Tobiolo)
con l’angelo Raffaele; San Bovo a cavallo, Visione di San Pio V, Vergine gloriosa del Rosario (già considerata l’
Immacolata).
Posted on 04 Jan 2012 by cultureditor
Gli anni del Risorgimento nei Ricordi di Ercole Ricotti
In carrozza a passo di lumaca
Non è un viaggio programmatico di formazione quello che viene descritto nel capitolo sesto dei
Ricordi di Ercole Ricotti, ma una peripezia che ci fa edotti sulle difficoltà

degli spostamenti prima dell’Unità (che si traduce però in una condizione ammirativa di monumenti e paesaggi italiani, comune a tutti i viaggiatori del Grand Tour).
Dopo gli studi “mezzani” nel Collegio Convitto, Ricotti si iscrive a Torino alle “matematiche” e, in tre anni di Università, l’11 luglio 1836, a meno di vent’anni, si laurea ingegnere idraulico. Il giorno appresso, con la “famosa vettura Negri”, in due giorni e una notte, giunge dalla capitale sabauda in Voghera, nelle braccia dei suoi cari.
Posted on 03 Jan 2012 by cultureditor
Gli anni del Risorgimento nelle Memorie di Ercole Ricotti
In famiglia grandi nasi e fronti elevate
Il padre Mauro viene da Verrua, dove la famiglia possiede terreni pingui che saranno gradualmente mangiati dal Po. I Ricotti sono tutti “d’uno stampo, alti di statura, con viso oblungo, grandi nasi e fronti elevate”

e, per vivere, si appoggiano a un beneficio ecclesiastico.
Dopo gli studi di Medicina a Pavia, Mauro, nel 1809, si trasferisce a Voghera, “città allora assai rinomata per la salubrità del clima” e va ad abitare in porta Sant’Ilario, nella contrada della Maddalena (attuale via Cairoli), dove inizia a esercitare con successo la professione di medico, facendo sua la clientela del dottor Giovan Antonio Dagna, che si è ritirato sui colli di Montù, e prodigandosi generosamente soprattutto per i bisognosi.
Posted on 26 Nov 2011 by cultureditor
Visibile a Volpedo “Ricordo di un dolore”
La lettrice nell’Ottocento da Faruffini a Pellizza
Assai diffusa nella pittura del secondo Ottocento è l’immagine della lettrice, bambina, giovane, donna: nobilitazione del personaggio femminile

in un tempo in cui, dopo l’Unità, viene favorito, attraverso la scuola, il rapporto con la pagina scritta. Anche, volontà di aderenza al vero.
Molti pittori si misurano col soggetto, anticipato da Fantin-Latour: così Federico Faruffini, Silvestro Lega, Adriano Cecioni, Giuseppe Abbati, Mosè Bianchi, Daniele Ranzoni, Pellizza da Volpedo…
Posted on 03 Sep 2011 by cultureditor
Giorgio Vasari a cinquecento anni dalla nascita
Il grande artista aretino a Bosco Marengo
Il mondo dell’arte celebra i 500 anni della nascita di Giorgio Vasari (30 luglio 1511) con restauri, mostre, spettacoli, conferenze, letture e convegni in Italia e nel mondo.

Il Vasari – pittore eclettico e architetto – è la figura chiave delle iniziative promosse da Cosimo I de’ Medici, duca di Firenze e granduca di Toscana, e il primo storico dell’arte con le
Vite de’ più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri, che prendono in esame biografia e opere di più di 160 artisti.
Posted on 13 Aug 2011 by cultureditor
Implicazioni teologiche e rimandi iconografici nell’opera del Borroni
Nella cappella del Soccorso una mirabile visione
Nella visita pastorale di mons Giuseppe Luigi de Andujar (1754) l’altare della Beata Vergine del Soccorso, con la mensa in pietra, include fra colonne di marmo nero l’affresco raffigurante la Beata Vergine del Soccorso

(già appartenuto all’antica pieve ed ivi documentato dal 1496, ritenuto opera di Andrino di Edesia) e ha nella “cimasa” un quadro più piccolo con l’Annunciazione.
Posted on 13 Aug 2011 by cultureditor
Riflessioni di un pittore sul concetto “logocentrico” della cultura
Sono meglio le Arti Maggiori o le Minori?
Stiamo attraversando una grave crisi economica che vede – a dire di tutti mezzi di comunicazione – una impressionante, mortificante disoccupazione giovanile.
E contemporaneamente ci arrivano notizie che rivelano il disagio della nostra società per la mancanza di falegnami, idraulici, pellettieri, fabbri, panettieri, calzolai, infermieri, pizzicagnoli e capi-mastro… cioè di coloro che praticano le Arti Minori, per dirla rapidamente con i fiorentini del medioevo, se pure tale definizione comprendeva una pletora di categorie.
E accade pure che questi operai ovvero artigiani – i pochi rimasti, intendo – spesso vengano remunerati meglio di quelli che praticano… sempre usando le distinzioni della Firenze medioevale, le Arti Maggiori, che sono i medici, gli speziali, i bancari, gli ingegneri, gli architetti, i ragionieri, i merciai… gli avvocati, eccetera, eccetera.
Posted on 11 Aug 2011 by cultureditor
Nella pittura e nella scultura d’Oltrepò
Simboli e allegorie del sacro e del profano
Le
Muse nel Castello di Voghera, probabilmente commissionate al Bramantino tra il 1499 e il 1505, sono divinità del canto, protettrici delle arti e delle scienze, che i signori della guerra dovevano pure amare o fingere di amare.

Hanno volumi nitidi e ritrovati colori smaglianti.
Le muse, le arpie, cerbero, la sfinge: animali fantastici. Sono presenze mitologiche della letteratura e dell’arte, per antonomasia diventate termini dell’uso comune.
Posted on 11 Aug 2011 by cultureditor
Un numero sacro alla base di tematiche religiose e modi di dire
La Madonna dei sette dolori
Nella cappella del Soccorso in Duomo a Voghera, il Borroni dipinse la discesa della divinità – raggi di luce spioventi – da un cielo festante di putti al limpido cerchio della perfezione: il tondo sul fastigio dell’altare che racchiude l’Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata.

Con la “macchina” della nuvola dipinta, che riportava in alto la
Santa Spina, si intendeva dal pittore rispecchiare il processo inverso: un’immagine di Cristo – la venerata spina della corona bagnata con il sangue di Gesù – ritornava ai cieli, come altrove è documentato per il giorno dell’Ascensione.
Posted on 11 Aug 2011 by cultureditor
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